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La padroncina
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TRAMA COMPLETA

Il racconto ha inizio nel 1878, a dieci anni di distanza dall'abolizione ufficiale della schiavitù in Brasile (sancita dalla Lei Aurea del 13 maggio 1888). La narrazione si sviluppa ad Araruna, cittadina dell'entroterra paulista dominata da una rigida struttura schiavista, e si concentra sull'arco temporale tra il 1886 e il 1888. In questo periodo, la società brasiliana è lacerata dal violento scontro politico tra i monarchici, difensori del regime schiavista, e i repubblicani abolizionisti. Le vaste piantagioni di caffè della regione sono sottomesse al dominio del Colonnello Ferreira, il Barone di Araruna: un latifondista dispotico e figlio dei primi colonizzatori della zona.
All'età di dieci anni, la figlia del Barone, Maria Grazia (soprannominata la "padroncina" o Sinhá Moça), assiste insieme all'amico d'infanzia Rafael, un servo meticcio, alla brutale tortura di Papà José. Lo schiavo, guida spirituale dei neri della fazenda, viene flagellato a morte per aver osato parlare di libertà. In punto di morte, l'uomo rivela a Rafael un segreto sconvolgente: il ragazzo è in realtà il figlio illegittimo del Barone.
Rafael è il frutto di una violenza subita da sua madre, Maria Dolores, da parte del Colonnello Ferreira. Per proteggerlo, la donna lo fece passare per figlio del suo amante, Aristide Coutinho Ferreira, il quale lo riscattò garantendogli libertà e una rendita. Nonostante la libertà ottenuta, Rafael giura vendetta contro il Barone, mentre Maria Grazia, ignara di essere sua sorellastra, cresce con l'ideale della giustizia.
Nel 1886, Maria Grazia rientra ad Araruna dopo aver terminato gli studi nella capitale grazie all'appoggio della madre Candida, che per la prima volta si era opposta alla volontà del marito. Durante il viaggio, conosce il giovane avvocato Rodolfo Fontes. Per non destare sospetti tra i latifondisti, Rodolfo finge posizioni schiaviste, ma in segreto è il leader abolizionista locale, noto con l'identità mascherata di "Fratello di Quilombo".
I due giovani, uniti dai medesimi ideali, iniziano a collaborare compiendo incursioni notturne nelle fazendas per liberare gli schiavi e affidarli alle reti di soccorso abolizioniste, scatenando l'ira del Barone. Anche il padre di Rodolfo, l'avvocato Fontes, seppur inizialmente sottomesso a Ferreira, finirà per riscattare la propria coscienza aiutando segretamente il figlio.
Parallelamente, Rafael torna in città sotto lo pseudonimo di Dimas e inizia a lavorare come giornalista presso "La voce di Araruna", quotidiano diretto dall'abolizionista Augusto. Qui intreccia una profonda relazione con Juliana, nipote di Augusto, dalla quale avrà un figlio.
Al contempo, un altro dramma familiare riguarda Virginia ("Ba"), la balia di Maria Grazia. Anni prima, il Barone le aveva strappato il figlio appena nato per venderlo, ma il bambino, Bastiao, è in realtà sempre rimasto nella fazenda, cresciuto da Balbina all'insaputa della madre.
La tensione culmina con il matrimonio tra Maria Grazia e Rodolfo; per sottolineare la sua appartenenza agli ideali di uguaglianza, la giovane sceglie di partorire il proprio figlio in una capanna di schiavi.
Nel disperato tentativo di recuperare dei lingotti d'oro rubati, il Barone appicca il fuoco alle capanne degli schiavi, morendo tra le fiamme. In punto di morte, l'uomo riconosce finalmente Rafael come suo figlio e ne chiede il perdono. Con la fine della schiavitù, Araruna si apre a una nuova fase storica caratterizzata dall'arrivo dei primi immigrati italiani, destinati a sostituire il lavoro schiavo nei campi.

FINE
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